Ingegneria e Archeologia a Bacoli: la realizzazione di una nuova scogliera per la messa in sicurezza di Villa Ferretti riscrive la storia romana.
Un cantiere di difesa costiera supera criticità operative estreme e si trasforma in uno straordinario successo scientifico e istituzionale. L’esperienza del RUP Davide Ferriello.
Il sito di intervento si colloca in un contesto territoriale unico al mondo. L’abitato di Bacoli rientra infatti nel più ampio apparato geologico dei Campi Flegrei, un’area di vulcanismo attivo racchiusa in una caldera di circa 12 km di diametro costellata da storici fenomeni di bradisismo e dissesti idrogeologici. Dal punto di vista ambientale e istituzionale, l’area è protetta dal Parco naturale regionale dei Campi Flegrei ed ricade nella fascia costiera di competenza della Regione Campania (Autorità di Bacino della Campania Centrale).
Nello specifico, il parco di Villa Ferretti – sottratto alla criminalità organizzata – si affaccia sul Golfo di Pozzuoli, nel tratto costiero compreso tra il porto di Baia e la spiaggia del Castello Aragonese. Questa specifica porzione di litorale è esposta a intense mareggiate che alimentano una costante erosione costiera.

I lavori di consolidamento del fronte mare e il recupero della banchina antistante Villa Ferretti a Bacoli si sono trasformati in uno straordinario laboratorio di ricerca subacquea ed edilizia marittima. L’importante intervento di ingegneria idraulica da 1.128.276,34 euro, commissionato dal Comune di Bacoli ha permesso non solo di proteggere un simbolo di riscatto sociale, ma di ridisegnare la mappa della costa in epoca imperiale.
Il sindaco Josi Gerardo Della Ragione ha più volte ribadito l’alto valore simbolico del luogo:
«Questa era la reggia di un clan della camorra, sottratta alla malavita, lasciata per anni nell’abbandono e oggi restituita al popolo come bene comune. Con questi interventi non solo difendiamo le nostre coste dall’erosione, ma trasformiamo un presidio di legalità nel primo Parco Archeologico Comunale d’Italia su un bene confiscato».
ll sito si inserisce nell’ecosistema vulcanico dei Campi Flegrei, un’area protetta esposta a intense mareggiate ed erosione costiera. I rilievi con droni hanno evidenziato criticità rilevanti di fronte a Villa Ferretti: sgrottamenti, dissesti della pavimentazione e un crollo parziale del fronte marittimo di circa 20 metri.
L’inquadramento territoriale: un ecosistema fragile tra vulcani e mare
Il sito di intervento si colloca in un contesto territoriale unico al mondo. L’abitato di Bacoli rientra infatti nel più ampio apparato geologico dei Campi Flegrei, un’area di vulcanismo attivo racchiusa in una caldera di circa 12 km di diametro costellata da storici fenomeni di bradisismo e dissesti idrogeologici. Dal punto di vista ambientale e istituzionale, l’area è protetta dal Parco naturale regionale dei Campi Flegrei ed ricade nella fascia costiera di competenza della Regione Campania (Autorità di Bacino della Campania Centrale).
Nello specifico, il parco di Villa Ferretti – sottratto alla criminalità organizzata – si affaccia sul Golfo di Pozzuoli, nel tratto costiero compreso tra il porto di Baia e la spiaggia del Castello Aragonese. Questa specifica porzione di litorale è esposta a intense mareggiate che alimentano una costante erosione costiera.
I rilievi fotogrammetrici d’avanguardia eseguiti tramite droni hanno evidenziato una situazione di forte criticità strutturale antistante la villa:
- Sgrottamenti diffusi lungo la linea di banchina e voragini nei pressi della scala di accesso.
- Dissesti della pavimentazione storica in basolato e distacchi del cordolo basaltico perimetrale.
- Un crollo parziale del fronte marittimo esteso per una lunghezza lineare di circa 20 metri.
L’obiettivo primario del progetto è stato quindi quello di ripristinare con urgenza lo stato dei luoghi, bloccando l’inarrestabile avanzata dell’erosione prima che potesse intaccare le strutture monumentali retrostanti ancora intatte.

Lo scenario dell’impeto marino ante intervento

I dettagli del progetto e la sfida meteomarina
Per risolvere le criticità emerse dall’inquadramento e arrestare il collasso della banchina, il progetto esecutivo si è focalizzato sulla realizzazione di una scogliera soffolta (Intervento Tipo D) con caratteristiche strutturali imponenti:
- Sviluppo longitudinale: circa 100 metri.
- Berma: posizionata a quota +0.00 m s.l.m. con una larghezza di 15,50 metri.
- Mantellata e testate: spessore di 1,5 metri realizzate con massi di IV Categoria e pendenza 3/2.
L’efficacia e il posizionamento dell’opera sono stati validati da uno scrupoloso Studio Meteomarino, che ha analizzato le serie storiche ondametriche e la propagazione del moto ondoso a riva per ottimizzare la barriera costiera.

Le difficoltà operative sotto il livello della sabbia
L’operazione più complessa e delicata dell’intero cantiere ha riguardato lo scavo in mare per l’alloggiamento della barriera soffolta, che ha previsto la realizzazione di tre trincee profonde ben 5 metri, spinte fino a 3 metri al di sotto del livello della sabbia.
Operare a tali profondità in un fondale mobile ha comportato criticità estreme:
Zero visibilità subacquea: La movimentazione dei sedimenti sabbiosi e limosi ha costantemente azzerato la visibilità per gli operatori subacquei.
Instabilità delle pareti: Scavare tre metri sotto il fondale marino ha richiesto un monitoraggio continuo per contrastare il collasso immediato delle pareti causato dall’azione idrodinamica e dalle correnti.
Presenza di vincoli archeologici: Ogni singola fase di scavo ha richiesto una sorveglianza archeologica sottomarina in tempo reale, rallentando inevitabilmente le operazioni meccaniche per garantire l’incolumità del patrimonio storico sommerso.
- Zero visibilità subacquea: La movimentazione dei sedimenti sabbiosi e limosi ha costantemente azzerato la visibilità per gli operatori subacquei.
- Instabilità delle pareti: Scavare tre metri sotto il fondale marino ha richiesto un monitoraggio continuo per contrastare il collasso immediato delle pareti causato dall’azione idrodinamica e dalle correnti.
- Presenza di vincoli archeologici: Ogni singola fase di scavo ha richiesto una sorveglianza archeologica sottomarina in tempo reale, rallentando inevitabilmente le operazioni meccaniche per garantire l’incolumità del patrimonio storico sommerso.

Il progetto e la complessa sfida operativa
Per arginare l’erosione è stata progettata una scogliera soffolta di circa 100 metri, validata dallo Studio Meteomarino preliminare. L’intervento ha richiesto scavi in mare profondo fino a 3 metri sotto il fondale sabbioso, affrontando condizioni di visibilità azzerata e stringenti vincoli archeologici. In un contesto così delicato, la chiave per il successo dell’opera è stata la complessa attività di coordinamento istituzionale. Un ruolo centrale è stato svolto dal RUP l’ing. Davide Ferriello.
Ferriello ha guidato una vera e propria cabina di regia, coordinando con successo le operazioni e i flussi di comunicazione tra l’amministrazione comunale, i progettisti, le imprese esecutrici e i numerosi enti di tutela ambientale e paesaggistica. Tra questi, un ruolo di primo piano è stato ricoperto dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, la cui stretta sinergia con la direzione dei lavori ha permesso di superare i rigidi vincoli di tutela senza bloccare il cantiere, trasformando le potenziali interruzioni burocratiche in opportunità di scoperta scientifica.

La scoperta archeologica e la riscrittura della storia di Baia
Durante le complesse operazioni di posizionamento della scogliera marina a protezione di Villa Ferretti, le indagini subacquee guidate dalle Soprintendenza hanno permesso di mappare e scoprire nuove strutture e aree archeologiche sommerse appartenenti all’antica città romana di Baiae e alla vicina villa marittima imperiale attribuita a Publio Cornelio Dolabella, adagiate sul fondale antistante la villa.
Proprio le difficoltà legate agli scavi archeologici in mare, eseguiti all’interno delle tre trincee sotto la vigilanza degli esperti, hanno portato alla luce dati scientifici di eccezionale valore storico. I reperti e le evidenze strutturali intercettate a 3 metri sotto la sabbia hanno costretto gli archeologi a ridisegnare completamente il limite delle costruzioni romane.
I confini delle monumentali villae maritimae e delle strutture costiere di epoca imperiale, inizialmente ipotizzati dagli studi accademici passati e dalle mappe ufficiali, sono stati ufficialmente superati. I dati emersi hanno fornito un contributo fondamentale al parallelo cantiere terrestre, dimostrando che il tessuto edificato dell’antica Baia si estendeva in mare aperto molto più a largo di quanto teorizzato finora.
L’intervento di Villa Ferretti si consacra così come un modello virtuoso, fortemente rivendicato dalla linea politica del sindaco Della Ragione: un cantiere nato per la sicurezza infrastrutturale e la difesa della costa che, grazie a una gestione tecnica lungimirante e alla sinergia istituzionale, si è trasformato in una pietra miliare per la legalità e per l’archeologia subacquea internazionale.
- Dissesti della pavimentazione storica in basolato e distacchi del cordolo basaltico perimetrale.
- Un crollo parziale del fronte marittimo esteso per una lunghezza lineare di circa 20 metri.
- Sviluppo longitudinale: circa 100 metri.
- Berma: posizionata a quota +0.00 m s.l.m. con una larghezza di 15,50 metri.
- Mantellata e testate: spessore di 1,5 metri realizzate con massi di IV Categoria e pendenza 3/2.
L’efficacia e il posizionamento dell’opera sono stati validati da uno scrupoloso Studio Meteomarino, che ha analizzato le serie storiche ondametriche e la propagazione del moto ondoso a riva per ottimizzare la barriera costiera.

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